Un destino selvaggio

Il destino del leone (copertina articolo)

Il tuo destino è quello del leone. Perché il leone viva, qualcosa deve morire… ma è così che si nutrono coloro che lo seguono.

All’inizio non avevo molta voglia di leggere questo romanzo; in passato mi era già capitato di leggere Wilbur Smith, ma mi aveva molto annoiata (colpa anche mia, che avevo preso un libro a caso senza sapere che nel corso degli anni lui ha dato vita a una saga letteraria degna di Dallas e Beautiful messi insieme). Questa volta, quindi, ho deciso di iniziare dalla prima pietra, diciamo così, ovvero Il destino del leone. Ci troviamo nella seconda metà dell’800 e seguiamo il dipanarsi di una vicenda suddivisa in tre atti, che vede al suo centro Sean Courteney e la sua vita (i primi anni, perlomeno).

Come dice la citazione sopra, il suo destino è quello del leone, ovvero quello di un leader, quello del re della giungla. E, in quanto re, sembra esserci un confine invisibile che quelli che lo circondano non possono oltrepassare senza subirne le conseguenze. Ha molto l’aria di una maledizione: tutti gli affetti della vita di Sean si riducono piuttosto male, sballottati e allontanati da qualcosa di molto simile alla legge della giungla. Da questo punto di vista, il romanzo è ben cadenzato nei suoi tre atti: ognuno di questi (La colonia del Natal, Il fiume d’oro, La foresta) vede almeno una persona importante per il protagonista (Garrick, Duff, Katrina) e un percorso che si alterna in salite e discese, come quello delle montagne russe, dal quale solo Sean sembra uscire indenne (fisicamente, per lo meno). Il romanzo è piuttosto fatalistico da questo punto di vista: vediamo come Sean sembri avere sempre davanti a sé il passo successivo, un’apertura di qualche tipo; ma è costretto a pagare un pedaggio pesante, che lo colpisce nell’animo. Attira l’odio del fratello e vede morire il suo migliore amico e la ragazza che ama con tutto sé stesso. In questo senso, possiamo dire che Sean sia quasi in balia della vita: più di una volta lo vediamo prendere in mano le redini della sua fortuna, eppure persiste una regola maligna, ironicamente amara, che sconta il proprio prezzo sulle sue emozioni, devastandone il cuore.

Ho imparato ad amare Sean Courteney pian piano, leggendo con calma il testo e immergendomici a fondo. Devo dire che il finale mi ha lasciata spiazzata e con un profondo senso di terrore nelle viscere, proprio perché dimostra come la vita non faccia sconti a nessuno. E non importa se cambi, se smussi l’arroganza, se metti la testa a posto. La vita toglie, e solo i più forti sopravvivono, ma a che prezzo?

Una cosa che mi ha stupita e che ho faticato un po’ a digerire, soprattutto all’inizio, è l’atteggiamento generale nei confronti dei nativi africani. Le varie tribù vengono viste o come nemiche, ribelli, o come schiavi. Tuttavia, inoltrarsi nel mondo selvaggio e selvatico di Smith significa anche capire determinate dinamiche. Quindi, anche se emerge un marcato razzismo di fondo per tutto il libro, è anche evidente come Sean ne sia in qualche modo al di sopra: gli zulu al suo seguito sono una via di mezzo tra servi e compagni, amici. E, soprattutto, nonostante a volte emerga questo distacco sociale, Sean non è affatto razzista, anzi.

In conclusione, Il destino del leone è un romanzo adatto a te se hai voglia di viaggiare e vivere avventure dal gusto esotico ma con un’atmosfera calda e familiare; è un romanzo adatto a te se, in fondo, sei un po’ indeciso tra la solitudine della giungla, il brivido della scommessa e la sicurezza di un abbraccio o di una risata accogliente.

Voi avete letto questo romanzo? Vi è piaciuto? Avete letto anche altro di Wilbur Smith? Fatemelo sapere con un commento qui o sui social✨

Autore: Francesca

Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù. Ma amo anche leggere e osservare. Insomma, mi piace scappare dal mondo reale per rifugiarmi in quelli immaginari.

1 commento su “Un destino selvaggio”

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