Pensieri su Pilgrim

PILGRIM

Ciao e bentrovati! Oggi restiamo ben ancorati alle pagine di un libro che di trasposizione non ne ha neanche una: Pilgrim, di Terry Hayes.

Ho iniziato a leggere questo mattone (ben 895 pagine!) nel novembre dello scorso anno, per finirlo qualche giorno fa. Sto parlando di un thriller uscito nelle librerie nel 2013 e il cui autore è famoso soprattutto come sceneggiatore. Avete presente il film Mad Max – Interceptor, quello con Mel Gibson? Ecco, la sceneggiatura è sua. Quando ho pescato dallo scaffale il romanzo, però, non avevo idea che la storia nella quale mi stavo per addentrare fosse sua, il che mi ha permesso di non farmi preconcetti.

Il libro è diviso in tre parti, che scandiscono il romanzo almeno un po’. Il protagonista è Scott Murdoch, un ex-agente segreto che viene richiamato in servizio per sventare un attacco biologico orchestrato dal Saraceno, un uomo di origini saudite con una forte sete di vendetta nei confronti dell’Occidente… Il tutto mentre aiuta un amico con un caso molto strano di omicidio.

Copertina del romanzo

Le prime pagine mi hanno rapita: lo stile è rapido e incalzante, i capitoli sono brevi e ti spingono a continuare, alimentando la curiosità. Ero quindi piuttosto ottimista, e pensavo di riuscire a terminare il romanzo entro la fine dell’anno. Poi, però, la mia lettura ha ricevuto un brusco rallentamento, dovuto al fatto che, superate le prime battute e dato inizio all’intreccio c’è una lunga sequela di flashback che sembra non finire mai, e che è stata per me al contempo croce e delizia. Delizia perché a d o r o il modo in cui Hayes è in grado di presentare un luogo fin nei minimi dettagli, come se il lettore si trovasse davvero lì, in quel preciso momento, e imparasse un sacco di cose nuove. Croce, perché… Beh, perché dopo un po’ diventa noioso. I flashback e le digressioni devono essere gestite bene al fine di tenere alta la curiosità di chi legge, e il nostro autore, ahimè, non è riuscito sempre ad assicurarsi la mia attenzione. Inoltre a lungo andare non sono sempre riuscita a tenere il filo della linea narrativa che stava tracciando Murdoch: mi perdevo spesso, confondendo la Turchia con la Germania e poi con New York. L’aver voluto mettere sul fuoco troppa carne in un colpo solo è quindi sicuramente uno dei difetti maggiori di quest’opera, che però viene bilanciata da alcuni momenti di introspezione nei quali possiamo cogliere pienamente il mondo interiore del protagonista, confuso e fragile come il caso che gli viene assegnato.

La pecca maggiore del romanzo, tuttavia, è un’altra: l’assenza di suspense, che dovrebbe essere presente in un thriller, soprattutto se ambientato nel mondo dello spionaggio, e che è, salvo alcuni casi, assente.

Forse in questo caso sarebbe stato meglio suddividere in tre volumi distinti l’intero romanzo, al fine di stimolare l’attesa e la volontà del lettore di sapere e di leggere; non lo sapremo mai. Trovo che il titolo sia però appropriato all’opera: Pilgrim, pellegrino, non è semplicemente il nome in codice di un uomo alla ricerca della verità e di se stesso; è anche il ruolo che il lettore assume leggendo, quello di un pellegrino che intraprende un lungo viaggio verso la risoluzione finale, percorrendo i sentieri sabbiosi delle montagne orientali fino a salire su una barca messa a nuovo in un porto turco che prende il largo, verso la pace mentale e la comprensione, almeno parziale, dell’intricato groviglio che sono il mondo e la vita.

Curiosità

Terry Hayes è, come ho già detto, uno sceneggiatore. Ho quindi cercato in rete notizie relative ad una possibile trasposizione dell’opera, ed effettivamente ho trovato qualcosa! Nel 2018 era stato scelto il regista che avrebbe diretto la pellicola, James Gray. Trovate la notizia completa qui.


Dicono che l’amore sia debolezza, ma non è vero: l’amore è potere. È così per quasi tutti, e vince su ogni altra cosa: patriottismo e ambizione, religione ed educazione. E di tutti i tipi di amore – l’epico e il piccolo, il nobile e il meschino – quello più grande di tutti è l’amore di un genitore verso il proprio figlio.

Autore: Francesca

Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù. Ma amo anche leggere e osservare. Insomma, mi piace scappare dal mondo reale per rifugiarmi in quelli immaginari.

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