Eragon vs Eragon

Eragon (copertina articolo)

Penso che tutti abbiano un libro del cuore. Un libro che ti segna, che contribuisce, almeno un po’, a definire ciò che sarai in futuro. Ecco, Eragon per me è questo: è il primo fantasy che io abbia mai letto, il primo romanzo che mi abbia davvero appassionata. Quindi, quando ho saputo dell’esistenza di un film tratto da quelle pagine che per me profumavano di casa, mi sono fiondata a vederlo. E quello che ho trovato mi ha lasciata senza parole.

Il libro

Eragon è il primo capitolo di una saga, il Ciclo dell’Eredità, scritta da Christopher Paolini. La storia narra di un giovane contadino, Eragon, che vive nel villaggio di Carvahall con lo zio e il cugino. Una notte, durante una battuta di caccia in solitaria, il ragazzo trova una strana pietra blu, che finisce per tenere finché, qualche settimana dopo, questa non si rivelerà essere un uovo di drago, che gli si schiude davanti. Da quel momento in poi inizia l’avventura vera e propria, che catapulterà Eragon nel bel mezzo di situazioni pericolose e di una battaglia (silenziosa ma furiosa) per il controllo della terra di Alagaësia.

Copertina del primo volume del Ciclo

I personaggi

Ci sono moltissimi personaggi che compaiono nella narrazione. Quelli più importanti sono:

Saphira la dragonessa, con la quale Eragon ha un legame che può essere spezzato solo dalla morte;

Brom il cantastorie, innocuo (all’apparenza) vecchietto che si rivelerà essere tutt’altro;

Angela l’erborista, donna assai interessante e misteriosa, che predice il futuro ad Eragon e sembra conoscere moltissime cose;

Solembum, il gatto mannaro, che profetizza al ragazzo dei dettagli molto importanti;

Murtagh, un ragazzo che Eragon incontrerà per caso, ma che diventerà come un fratello per lui, anche se serba molti segreti;

Arya l’elfa, senza la quale l’uovo non sarebbe mai finito tra le mani di Eragon e che il ragazzo vede in sogno per mesi prima di salvare;

Ajihad, il capo dei Varden, un popolo che vive nascosto e lotta contro l’Impero del re Galbatorix (la Resistenza, diciamo);

Rothgar, il re dei nani, che dà ospitalità ai Varden;

Orik, il nipote del re dei nani, ottimo combattente;

Nasuada, figlia di Ajihad;

i Gemelli, stregoni dalla dubbia lealtà che servono Ajihad e i Varden.

Ogni personaggio, anche il più marginale, è ben caratterizzato. Eragon, inoltre, ha una crescita profonda ed estesa durante la storia, così come Saphira. E il lettore se ne rende conto, dal momento che segue il suo viaggio per intero. Potrei dilungarmi riportando le descrizioni singole di ogni personaggio, ma non credo che sia necessario. Voglio però puntualizzare una cosa: i Varden sono una comunità di ribelli fuggitivi, che vivono al confine della povertà, cosa che emerge soprattutto dai loro vestiti logori. Inoltre, essendo appunto una comunità di rifugiati, sono i nani ad ospitarli tra i Monti Beor.

Un fantasy… Di formazione

Non è un mistero che Eragon, il protagonista, abbia quindici anni all’inizio del romanzo. Da quando trova l’uovo di Saphira, però, le cose iniziano a cambiare per lui, prendendo una piega che non potrà più essere raddrizzata. Il viaggio che viviamo insieme a lui è quindi non solo fisico (percorre praticamente tutta Alagaësia) ma anche simbolico: percorriamo con il ragazzo vari eventi che formano e segnano il percorso di ognuno di noi, come la morte delle persone care, il primo amore, il diventare adulti e il dover prendere delle scelte in maniera consapevole. Leggiamo quindi in maniera diretta i cambiamenti che il ragazzo affronta, e che lo aiutano a diventare una persona migliore ma, attenzione, non un eroe infallibile (infatti il concetto di conseguenza è uno dei perni tematici del secondo libro della saga, Eldest). Di pari passo assistiamo alla crescita (seppure più rapida) di Saphira. Lo sottolineo qui perché nel libro più volte si parla della natura misteriosa e magica dei draghi, che non sono semplici cavalcature ma esseri nettamente superiori e saggi.

Il film

Ora iniziano le note dolenti… Purtroppo, perché quando il film venne annunciato, più di dieci anni fa, la produzione aveva in mente il successore del Signore degli Anelli. Insomma, un altro fenomeno cinematografico. Era un progetto ambizioso, che voleva affermare implicitamente la volontà di creare una saga cinematografica ai livelli di quella di Jackson.

Inutile dire che questo meraviglioso sogno si è rivelato essere un’utopia, non tanto per i soldi incassati (le stime furono ottime in realtà) ma per il prodotto in sé, che deluse moltissimo sia i fan del romanzo (che videro nel film un vero e proprio scempio) sia la critica che, sorvolando sulla trasposizione, mise in evidenza le moltissime pecche registiche e di sceneggiatura.

Una sceneggiatura che uccise la possibilità di continuare la storia di Eragon, dal momento che ogni linea narrativa volta ad un sequel è stata o modificata pesantemente nella o addirittura omessa.

I vari orrori

Lungi da me l’idea di voler essere melodrammatica, ma è di veri e propri orrori che si parla, senza se e senza ma. Non è stata resa giustizia a nessuna delle meraviglie che Paolini ci ha regalato su carta: i personaggi sono tutti mal caratterizzati (OOC, out of character), la recitazione è spesso pessima, la sceneggiatura sembra il risultato della somma di citazioni alla cultura pop fuori contesto e i tagli (che sono ahimè necessari quando si adatta un film e non si ha molto minutaggio) sono operati malissimo, rendendo il tutto così veloce che lo spettatore che magari il libro non l’ha letto non ha il tempo di empatizzare con i personaggi né (a volte) di capire molto bene cosa stia accadendo.

Allora com’è possibile che l’affluenza in sala sia stata alta? I motivi principali sono due: il periodo era favorevole e il cast contava attori di tutto rispetto. Cosa intendo?

L’ultimo film della trilogia di Peter Jackson uscì nelle sale nel 2003, rivoluzionando per sempre il cinema. La produzione di Eragon voleva cavalcare l’onda lasciata da Bilbo Baggins e amici e proporre un’altra storia, affascinante e nelle stesse corde (il film uscì al cinema nel 2006). Per quanto riguarda il cast, spiccano almeno tre figure: John Malkovich, Jeremy Irons e Robert Carlyle. Tre grandi attori (di cui uno premio Oscar) che di sicuro non lasciarono il pubblico indifferente.

Il resto, però, è tutto andato storto.

La trama è praticamente inesistente e priva di quasi ogni senso logico: la crescita del protagonista è annullata dalla palese arroganza che dimostra dall’inizio alla fine; Brom non è il saggio insegnante con qualche segreto, bensì un uomo di mezza età evidentemente nichilista e scocciato fino alle sue ultime scene; Saphira, che nel romanzo cresce di pari passo con Eragon, nel film è una so-tutto-io che sa praticamente ogni cosa e che non ha un vero e proprio rapporto con Brom (in realtà nemmeno Eragon ne ha uno molto solido). Arya è tutto fuorché l’elfa combattiva, superba e dai mille pregiudizi che conosciamo nel romanzo, Murtagh non ha nessuno spessore, Angela è agghindata come un albero di Natale e compare solo per fare “ciao”, e potrei andare avanti davvero per molto.

Le cose che però, secondo me, penalizzano più di tutte il prodotto finale, sono tre.

1. I Ra’zac, che sono praticamente relegati in un angolino, lasciando il ruolo di antagonista a Durza e a Galbatorix (che compare spesso e volentieri, mentre in realtà non dovrebbe proprio esserci);

2. il viaggio dell’eroe è ridotto ai minimi termini. Sembra che Alagaësia sia fatta solo da vaste pianure a da montagne, lasciando fuori la costa e il deserto, che Eragon attraversa insieme a Murtagh, Saphira e Arya;

3. l’enorme obbrobrio finale, nel quale non solo i nani non sono presenti (mentre nel libro giocano un ruolo F O N D A M E N T A L E sotto molteplici punti di vista; tanto per intenderci, l’uomo con la lunga barba rossa è Rothgar, il loro re, e non fa praticamente nulla) ma il Farthen Dûr e la presentazione stessa dei Varden sono completamente diverse (il Farthen Dûr è un vulcano spento, mentre i Varden vengono descritti come malconci, di certo non come un popolo con gingilli d’oro ovunque).

Scusate, dovevo.

Conclusione

Avrei potuto continuare, e a lungo, con questo sfogo, ma penso che sia meglio lasciare a voi che siete arrivati alla fine di questo articolo la libertà di farvi un’opinione tutta vostra, e magari di farmela sapere con un commento o un messaggio sui social.

Il film è stato un fiasco, ma i libri meritano, e anche tanto: non fatevi intimidire dalle pagine! Inoltre nel 2018 Paolini ha pubblicato una raccolta di racconti ambientati in Alagaësia, La forchetta, la strega e il drago.

È inoltre molto diffusa la speranza da parte dei fan (me compresa) che visto l’enorme successo della serie TV Il Trono di Spade e il work in progress su una serie prequel del Signore degli Anelli il prossimo universo che verrà ripreso e adattato in formato seriale potrebbe essere proprio quello del Ciclo dell’Eredità.

Non ci resta dunque che sperare; che si sa, la speranza è l’ultima a morire.

Alla prossima!

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