Noi siamo infinito – Ragazzo da parete

Ragazzo da parete - Copertina dell'articolo

Ogni generazione di adolescenti ha il suo film: Breakfast Club, Notte prima degli esami, PROM, e così via. Qualche anno fa, mentre attraversavo la valle di lacrime della pubertà, uscì nei cinema Noi siamo infinito. E io ci cascai come una pera: questa pellicola è stata infatti una delle prime che mi ha smosso qualcosa dentro, e che ha segnato, in un modo o nell’altro, un solco in me.

Due anni fa ho finalmente messo le mani sul libro da cui è tratto il film, e ho deciso di leggerlo in occasione del Mental Health Month, di quest’anno, visto che credo che il tema della malattia mentale sia una delle colonne portanti di questa storia.

Il libro

Ragazzo da parete è un romanzo epistolare ambientato nell’America dei primi anni ’90. Il protagonista si chiama Charlie, ha quindici anni e non ha amici, quindi decide di iniziare una corrispondenza con un amico di cui il lettore non scoprirà mai l’identità. Leggendo le lettere che compongono il romanzo entriamo quindi nella sua vita da matricola liceale, da fratello minore e da “strambo”. Tutto questo, almeno, finché nella sua vita non entrano Patrick e Sam, due fratellastri all’ultimo anno. Patrick è un ragazzo esuberante, sempre con la battuta pronta; Sam è una ragazza bellissima, per cui Charlie inizia fin da subito a nutrire dei sentimenti, che reprimerà perché lei non lo vede allo stesso modo.

Il racconto segue Charlie e la sua vita per un anno (dal 25/08/1991 al 23/08/1992), e racchiude davvero moltissimi fatti, talmente tanti che, anche se la lettura è scorrevole, si arriva alla fine del romanzo avendo l’impressione che sia trascorso molto più tempo, sia su carta che fuori.

Durante la lettura apprendiamo moltissime cose che riguardano la famiglia di Charlie, i suoi amici (oltre a Patrick e Sam, faremo la conoscenza di Mary Elizabeth e di altri) e, in generale, su tutte le persone che il ragazzo incontra. Veniamo a sapere che Charlie aveva un migliore amico, alle scuole medie, che si chiamava Michael e che si è tolto la vita. E già a partire da questa considerazione appare evidente come Charlie cerchi di colmare, con l’amicizia di Sam e Patrick, il vuoto che la scomparsa di Michael ha lasciato. Più di una volta, infatti, il ragazzo si chiederà il perché del gesto estremo dell’amico, una domanda che non avrà mai una risposta.

I personaggi

I personaggi del romanzo sono parecchi; si va dai più importanti a quelli che compaiono solo una volta, quasi di sfuggita. Le lettere di Charlie riescono infatti a racchiudere l’essenza di ciascuno di loro, dandoci dei personaggi che, anche se descritti in un solo rigo, sono a tutto tondo: complessi, carichi di sfumature. Reali.

Tra questi, ovviamente, spiccano Patrick, irriverente e sempre con la battuta pronta; Sam, bellissima e irraggiungibile; e Mary Elizabeth, la ragazza “alternativa” e polemica. E anche Michael, ombra fedele della solitudine del protagonista. Il migliore amico, morto senza dirgli addio; senza dargli alcuna spiegazione.

Sono le relazioni che Charlie intreccia con ognuno di loro a far maturare il protagonista e a fargli affrontare, seppure in piccolo, il vasto mondo esterno, quello composto da altri esseri umani costretti ad interagire quotidianamente. Inoltre, è con loro, con i “ragazzi più grandi”, che Charlie vive anche l’eccesso e il proibito: droghe (leggere e pesanti), le prime esperienze sessuali e le bravate; le uscite in piena notte per parlare e bere. E le feste. E il primo amore, che Charlie vede nella figura di Sam, una ragazza molto bella e dal passato turbolento, reincarnazione del ricordo di Helen, la zia di Charlie morta tragicamente quando il ragazzo è solo un bambino.

Un altro personaggio molto importante e anche una sorta di “guida” è Bill, il professore di letteratura inglese di Charlie, che lo aiuta a sviluppare i propri pensieri e lo vede per quello che è: un’anima fragile e luminosa, carica di talento critico. Un ragazzo speciale, al quale il giovane insegnante offre la propria sincera amicizia alla fine dell’anno scolastico.

Lo stile

La penna di Chbosky sa essere delicata ma anche brutalmente onesta; è quel tipo di gentilezza senza filtri che ti lascia inizialmente interdetto, ma che non riesci davvero a biasimare. E io l’ho amata profondamente, sia nei momenti lisci della narrazione che nelle spire turbolente della mente di Charlie.

Il film

Dal suo romanzo Chbosky decide di trarre un film, di cui è ideatore, sceneggiatore e regista. Ha quindi deciso autonomamente cosa mostrare agli spettatori e come trasporre la storia di Ragazzo da parete.

Viste queste premesse, non posso che pensare che Noi siamo infinito, uscito nelle sale italiane nel 2013, possa essere il naturale completamento del romanzo. Ora mi spiego.

La trama è essenzialmente la stessa del romanzo: Charlie scrive queste lettere e vive il suo primo anno di liceo; fa amicizia con Patrick e Sam, e così via. La cosa che mi spinge a definire il film il completamento del libro è essenzialmente una: il romanzo è scritto in prima persona, e questo significa che i lettori percepiscono la vicenda dal punto di vista di Charlie; vediamo quello che lui vede o che vuole farci vedere. Nel film, invece, vediamo il complesso della situazione, e possiamo cogliere quindi delle cose che magari il protagonista non coglie; dai comportamenti degli altri personaggi, magari, siamo in grado di capire un po’ di più, e quindi le sfumature che percepiamo leggendo le lettere si allargano ancora di più.

E le differenze?

Ci sono, anche se ridotte al minimo. Ovviamente trasporre un prodotto da un mezzo di comunicazione ad un altro comporta sempre delle scelte. Il fatto, però, che lo scrittore sia anche il regista e lo sceneggiatore in questo caso giustifica un po’ quello che vediamo e quello che soprattutto non vediamo nel film.

Due sono le differenze maggiori tra il romanzo e il film: il setting e i monologhi interiori del protagonista.

Se, infatti, nel romanzo siamo negli anni ’90, nel film ci troviamo presumibilmente nel 1977, l’anno in cui esce Heroes di David Bowie (nel film infatti Sam dice che è una canzone nuova, che non ha mai sentito). Per quanto riguarda i monologhi interiori di Charlie, beh, l’intero romanzo alla fine è un lunghissimo monologo interiore, che non poteva certamente essere riportato nella sua interezza. Però c’è lo stesso, nelle parti che fungono da “collante” tra due scene, magari, o in particolari situazioni in cui il protagonista è da solo e lo spettatore non sa il perché.

Ci sono però anche altre piccole differenze.

Nel film i personaggi “senza nome” ne hanno uno (e meno male!): la sorella di Charlie si chiama Candace, e il suo ragazzo Derek. Bill, il professore d’inglese, diventa il signor Anderson; il Bad Boy, la tavola calda dove i ragazzi trascorrono molto tempo, diventa il King’s e il fratello maggiore di Charlie si chiama Chris. Alice, inoltre, nel film è molto più caratterizzata, mentre il rapporto tra Craig e Peter viene minimizzato.

Lo spettatore viene posto di fronte alla malattia mentale in maniera differente: nel libro Charlie a volte parla di cose legate a questo, come per esempio le medicine che deve prendere e che suo padre non può permettersi; o il fatto che da bambino abbia dovuto trascorrere del tempo in un’ospedale, con dei dottori. Nel film capiamo che qualcosa non va quando sopraggiungono i flashback, che sono montati come dei veri e propri “schiaffi”: veloci, quasi invisibili, e che aumentano con l’avvicinarsi del punto di rottura del protagonista. Inoltre, se nel libro vengono affrontati dei discorsi relativi la sessualità e l’abuso viene raccontato esplicitamente, nel film la linea di incontro con questo genere di cose è molto più soft.

Anche alcuni personaggi sono un po’ diversi: Bill Anderson, il professore d’inglese, nel film è sposato e non è alla sua prima cattedra; anche il modo in cui si pone nei confronti di Charlie è diverso, sicuramente meno intimo ma più diretto. Non lo tratta con delicatezza, ma lo sprona, un po’ come una madre uccello butta dal nido il suo piccolo. Derek, il ragazzo di Candace, interagisce di più con Charlie nel film, mentre nel libro c’è sempre la sorella a fare da “tramite”, in un certo senso. E parlando di Candace, nel libro ha un carattere molto più scostante, mentre nel film è più affettuosa e quasi materna nei confronti del fratello.

Ci sono poi Sam, Patrick e l’allegra combriccola dei “giocattoli rotti”, che ci sono mostrati come dei ragazzi disagiati, “diversi”, con una tendenza a “fare casino” e con una media scolastica non proprio altissima. Charlie, infatti, nel film aiuta Sam a migliorare i propri voti, ed è evidente come un po’ tutti, tranne Charlie stesso, non vadano molto bene a scuola. Nel libro non c’è menzione di questo (a parte nel caso di Patrick), infatti passano tutti i loro test di ammissione all’università senza apparenti problemi.

Ah, e… Beh, nel libro Sam non è sempre così carina e accondiscendente nei confronti del ragazzo.

I temi

I temi principali di entrambe le opere sono al contempo pesanti e delicati; andrebbero affrontati un po’ come un artificiere affronta una bomba da disinnescare. Eppure, Chbosky ce li mostra in maniera semplice e diretta, senza quel classico velo di imbarazzo e costernazione che di solito li accompagna.

Abbiamo l’abuso e, più in generale, la violenza: Charlie che pesta Sean, un bullo, e poi gli amici di Brad che picchiano Patrick; Candace che viene schiaffeggiata da Derek; la madre e la zia di Charlie che venivano picchiate, da bambine, dal loro padre; e il padre di Charlie, anche lui picchiato dal padre adottivo. L’abuso che ha dovuto subire la zia Helen da piccola; e l’abuso che ha subito anche Sam, da bambina, quando un amico di famiglia la bacia; e, infine, l’abuso che Charlie ha dovuto subire da bambino, perpetrato da Helen stessa.

Diretta conseguenza della violenza è la formazione del carattere dei singoli personaggi: è lo stesso Charlie a notarlo, più volte, nel corso delle sue lettere. Sua madre ha un carattere mansueto perché suo padre la picchiava, da bambina; e ha sposato un uomo mansueto, anche lui picchiato da piccolo. Helen, la “sorella problematica”, picchiata anche lei da bambina e molestata, cerca l’amore in uomini che non portano altro che violenza, fisica e psicologica; e diventa molestatrice a sua volta. E allo stesso modo Sam, anche se trovo che questo aspetto di lei sia molto più evidente nel film, sia per quello che vediamo che per quello che gli altri personaggi dicono di lei.

Un altro tema molto importante è il concetto di “piccolo segreto“; Charlie, infatti, sembra essere il confidente perfetto, una persona di cui ci si può fidare. E che quindi può tranquillamente sapere che Patrick ha una relazione segreta con il quarterback del liceo; o che suo padre ha pianto, guardando l’ultimo episodio di una serie televisiva; o che sua sorella ha abortito senza dirlo ai genitori. La stessa frase, “sarà il nostro piccolo segreto”, diventa una sorta di leit motiv, proprio ad evidenziare quanto tutti questi segreti conservati da Charlie lo portino ad una rottura profonda del suo inconscio e alla fuoriuscita del trauma che serba dentro di sé.

Abbiamo poi le droghe, e il sesso, anche questo tragicamente collegato al disturbo mentale di Charlie. C’è anche il tema dell’omosessualità, che è più evidente nel film, nel quale viene associato in maniera abbastanza diretta alla moralità espressa dalla Chiesa, che contribuisce a scandire il tempo della narrazione (la messa del Natale, la messa pasquale…). Nel libro questo contrasto non è molto evidente: solo una mezza volta viene detto che i genitori di Charlie hanno frequentato una scuola cattolica. Penso che ambientare il film negli anni ’70 abbia fortemente contribuito ad evidenziare queste tematiche. Nella scena a messa, infatti, vediamo Brad, per esempio, con suo padre. E vediamo anche il gioco di Chbosky nell’associare, sempre con un taglio netto, l’ostia della comunione al LSD che Charlie prende a Capodanno.

Infine, ma non per importanza, la malattia mentale. Si tende a vedere solo quella di Charlie, forse perché è il “piccolo segreto” che colpisce più di tutti. Ma abbiamo anche la depressione di Patrick e la bulimia di Sam. E la cleptomania di Alice (queste ultime due sono presenti però solo nel film). Non so se l’abuso di sostanze stupefacenti possa rientrare in questa categoria; è però evidente che vengono usate molto spesso come mezzo per aggirare il problema, così come la musica (che però almeno non fa male!).

Parlando di Charlie da questo punto di vista, abbiamo effettivamente degli indizi che ci dicono che non sta bene: nel libro solo solo più evidenti. Sappiamo, infatti, che prende degli psicofarmaci, ma su carta va anche da uno psicologo, durante la storia, anche se non ne capisce il perché. Nel film questa figura è assente, forse per enfatizzare il carattere chiuso e tendente a tenere tutto dentro del ragazzo.

Sam funge in entrambi i casi da “vaso di Pandora”; è la chiave che apre la “stanza chiusa a chiave” nella mente di Charlie, in due occasioni: la prima, durante “obbligo o verità”, dopo il bacio; e la seconda, la sera in cui parla a Charlie, facendogli notare il suo atteggiamento passivo nei confronti di tutto,.

Quello che accade dopo viene leggermente modificato nel film, mostrandoci direttamente Charlie in ospedale, dove fa la conoscenza della dottoressa a cui racconterà cosa ha davvero subito. Ma nel libro viene anche raccontato cosa ha condotto Charlie in ospedale: in poche parole, il ragazzo era caduto in uno stato di dissociazione molto profondo, a causa dei ricordi riaffiorati.

In conclusione

Ribadisco che il romanzo e il film sono per me come due pezzi di puzzle che si completano a vicenda. E lo dico anche perché nel romanzo si percepisce come i personaggi siano tutti un po’ più cattivi nei confronti di Charlie e, in generale, tra di loro, mentre nel film, ovvero quando vediamo oltre il punto di vista di Charlie, hanno un carattere più morbido e apprensivo. Personalmente ritengo che questa differenza di carattere derivi proprio da Charlie; nel romanzo viene infatti detto che il ragazzo ha un’indole passivo-aggressiva, che potrebbe averlo portato a scrivere di alcune persone in un determinato modo. Ha agito da filtro anche nella percezione che se stesso ha degli altri. Nel film, invece, vediamo palesemente i suoi comportamenti da persona passivo-aggressiva, in più occasioni.

Ed è per questo che penso che il libro abbia bisogno del film per essere completo, e viceversa; solo così si può davvero avere la visione d’insieme.

Ne approfitto anche per dire, a chi sta vivendo un periodo difficile dal punto di vista mentale, che non sei sol@: ci sarà sempre qualcuno per te. Devi solo sapere con chi confidarti. E, soprattutto, non sei sbagliat@.


” Immagino che siano tanti i fattori che ci fanno essere come siamo. Molti, forse, non li conosceremo mai. Ma, anche se non possiamo essere noi a decidere da dove veniamo, possiamo scegliere la nostra meta. Ci sono altre cose che possiamo fare. Cercando di sentirci a posto.”

Lettera del 23 agosto 1992

Autore: Francesca

Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù. Ma amo anche leggere e osservare. Insomma, mi piace scappare dal mondo reale per rifugiarmi in quelli immaginari.

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