Angeli e Demoni (ce n’è per tutti i gusti…)

Copertina di Angeli e demoni

Uno dei thriller più avvincenti degli ultimi vent’anni, senza alcun dubbio. Angeli e Demoni, di Dan Brown, narra il primo vero caso di Robert Langdon, professore di iconografia all’università di Harvard. L’uomo si ritrova invischiato in una battaglia vecchia di secoli: quella della Chiesa contro la misteriosa e oscura setta degli Illuminati, che si credeva estinta. In una spirale di inseguimenti ed enigmi che tengono il lettore incollato alle pagine del romanzo, Brown ci trascina a fondo, scoperchiando verità scomode e inattese.

Il libro

Robert Langdon, professore di simbologia religiosa ad Hervard, viene contattato da Maximilian Kohler, direttore del CERN, che lo fa prelevare da un jet privato e trascinare al CERN dagli USA. Il motivo? La morte brutale di Leonardo Vetra, fisico e sacerdote, che viene ritrovato con una terribile ustione sul petto: il nemico è una setta antica, ritenuta scomparsa da secoli, gli Illuminati, che hanno preso dal laboratorio di Vetra una sostanza instabile e molto pericolosa, l’antimateria. La sostanza viene individuata da qualche parte nella Città del Vaticano, così Langdon vi si reca, in compagnia di Vittoria Vetra, figlia adottiva dello scienziato morto, addolorata ma anche infuriata per la morte del padre, l’unica che sa effettivamente come maneggiare l’antimateria. Da quel momento inizia una vera e propria caccia: nell’ambiente teso del Conclave quattro cardinali (i papabili) vengono rapiti dall’assassino di Vetra, il quale lavora per un certo Giano . È lui ad aver nascosto l’antimateria, e minaccia di uccidere i cardinali.

L’antimateria, senza un supporto elettrico, scatenerà un’esplosione dirompente a mezzanotte. E quindi non c’è un minuto da perdere. Langdon e Vittoria aiutano quindi la Santa Sede a trovare i cardinali seguendo il Cammino dell’Illuminazione, una sorta di rito iniziatico per i vecchi Illuminati.

Un sacco di elementi scottanti emergono nel corso del racconto, fili sottili di una ragnatela di bugie che si dissolverà in un finale tragico ma giusto. Sono presenti moltissimi colpi di scena, che vedono protagonisti entrambe le fazioni di questa muta guerra: la Chiesa e gli Illuminati. La prima ne esce letteralmente a brandelli, decimata dall’interno, esposta allo scherno pubblico e svergognata agli occhi dei fedeli. La setta degli Illuminati, invece, si sgonfia; è una farsa del dio bifronte, Giano, appunto; un fantoccio utile a rivelare, seppure inavvertitamente, la fragilità di un’istituzione vecchia di secoli quale è la Chiesa cattolica.

I capitoli sono molto brevi e questo dà l’impressione che il libro ti scorra tra le mani alla velocità della luce tenendoti sempre sulle spine, una domanda dopo l’altra, un mistero dopo l’altro. Il lettore corre fianco a fianco con Langdon e Vittoria per le vie di Roma, verso la prossima tappa del Cammino dell’Illuminazione, rapito dalla perfezione con la quale gli enigmi ideati da Brown si incastrano nelle geometrie e nelle opere d’arte presenti nella capitale. Il tutto accompagnato da un intangibile velo di misticismo, un magistrale mélange di fede in Dio e di fede nella scienza.

Il film

La trasposizione cinematografica del romanzo di Dan Brown è uscita nelle sale nel 2009 e resta uno dei film che ha saputo innescare in me la miccia della curiosità. Riguardarlo oggi, però, dopo un’attenta lettura del romanzo, mi ha fatto notare quanto rattoppata la trama del film sia. Anzi, i due prodotti presentano così tante differenze che potremmo anche definirli due prodotti completamente diversi l’uno dall’altro.

Partiamo però dai pregi della pellicola: Ron Howard (il regista) ha saputo rendere magistralmente la struttura del romanzo. Cosa significa? Significa che, se leggendo il romanzo si ha la sensazione di correre per stare al passo con la storia, il film adopera tagli netti che gli danno, appunto, questo moto repentino che si percepisce nelle pagine del libro. Le riprese delle chiese, poi, e di tutta Roma, in generale, sono meravigliose.

Ma. Ma. Ma. Ci sono delle pecche. E alcune anche molto gravi. Partiamo dai personaggi.

I personaggi

Robert Langdon (Tom Hanks) ha un carattere sicuramente molto più sicuro di sé di quanto appaia nel romanzo, nel quale molto spesso non sa o dubita. Qui è proprio l’eroe; nel romanzo è quello che è: uno studioso di iconografia che voleva solo starsene per i fatti suoi, che molto spesso agisce controvoglia e che scopre di essere capace di “fare follie” (come, per esempio, balzare sull’elicottero con il camerlengo) solo in preda all’adrenalina.

Vittoria Vetra (Ayelet Zurer) è più matura e più tranquilla; inoltre, è una credente fervente, mentre nel libro sembrava più propendere per una sorta di agnosticismo o panteismo molto velato. È anche più compita, e il suo modo di vestire è più elegante e raffinato che nel romanzo. E lo faccio notare perché, per quanto insignificante fosse quella linea narrativa, nel libro Brown pone molte volte l’accento sul modo di vestire della ragazza (canottiera e pantaloncini) che attirano l’antipatia praticamente di tutti gli uomini che incontra nella Città del Vaticano.

Ernesto Olivetti (Pierfrancesco Favino) ha un non meglio specificato ruolo nelle Guardie Svizzere. E non potrebbe essere più diverso dall’originale. Nel romanzo conosciamo un uomo intransigente, tanto da essere soprannominato “la vipera”, e con un’uniforme militare. Inoltre, è il comandante delle Guardie Svizzere. Nel film, invece, abbiamo a che fare con un sostenitore di Langdon. Con un uomo affabile e in giacca e cravatta. Paradossalmente, il carattere severo e iroso di Olivetti (così come il suo grado di comando) viene rispecchiato perfettamente in Richter (Stellan Skarsgård). Non posso fare a meno di chiedermi il perché di questa strana scelta.

Patrick McKenna (Ewan McGregor) è il camerlengo Carlo Ventresca, di cui parlerò a breve. In questo caso la scelta è stata azzeccata sia per quanto riguarda l’aspetto fisico che per quanto riguarda il carattere. Le lacune stanno nell’enorme stravolgimento fatto nello striminzire la trama originale. Ho dedotto che abbiano deciso di cambiargli nome per collegare il fatto che sia di origini irlandesi (e che, quindi, abbia perso la madre in un attentato operato dall’IRA).

Le differenze

I personaggi (di nuovo)

La prima differenza che salta all’occhio è l’abbondanza di personaggi del romanzo, drasticamente ridotti nel film. Purtroppo è una cosa che accade molto (troppo) spesso nelle trasposizioni cinematografiche. Vi parlerò quindi brevemente dei personaggi che non abbiamo visto sul grande schermo.

Maximilian Kohler: è il direttore del CERN e uno dei punti cardine del romanzo. È un uomo molto malato che trasuda rancore e alterigia dal primo momento che entra in scena. Nel romanzo occupa un ruolo molto importante. La sua funzione viene completamente rimpiazzata, nel film, da Richter.

Il Cardinale Mortati. In realtà noi lo vediamo, nel film. È il Cardinal Strauss. Hanno quindi cambiato completamente i connotati a un personaggio che ricopriva comunque un ruolo cardine nello scioglimento finale dell’intreccio (serba un grosso segreto) e… È lui a diventare papa alla fine del romanzo.

Gunther Glick e Chinita Macri. Chi sono questi? Ti starai chiedendo. Glick è un giornalista della BBC e la Macri è la sua videoperatrice. E anche loro giocano un ruolo rilevante. È grazie a loro (o a causa loro) che i segreti della Chiesa vengono esposti pubblicamente, demolendo la sua reputazione agli occhi del mondo. Il sicario, infatti, contatta più volte Glick, consegnandogli dei dettagli scottanti da rivelare. E lui, desideroso di gloria e fama, non se lo fa ripetere due volte.

Inoltre, il sicario, di cui non conosciamo la vera identità, è stato vittima di white washing per una non meglio specificata ragione. Chissà… Forse gli spettatori mediorientali non avrebbero apprezzato. Ma non è tutto. Nel libro è un uomo perverso, che gode nell’usare violenza (in particolare sulle donne) e che arriva quasi a stuprare Vittoria. Nel film è un tedesco che agisce solo ed esclusivamente per soldi, e che viene eliminato da Patrick quando non gli serve più.

Dulcis in fundo, Chartrand. Avendo letto il romanzo dopo aver visto il film, ho cercato a lungo nella mia memoria di capire chi fosse questa giovane guardia svizzera. Poi, quando ho rivisto il film, per scrivere questo articolo, mi è venuta la pelle d’oca. Chartrand è interpretato da Thure Lindhardt. Per meglio intenderci, è quella guardia svizzera bionda che resta bloccato con Langdon durante la seconda gitarella negli Archivi Vaticani. Non posso fare a meno di chiedermi perché abbiano dovuto dare a questo personaggio così tanta importanza, sacrificando l’inserimento (o il miglioramento) di uno dei personaggi che ho elencato qui sopra. È davvero molto triste.

Gli interventi chirurgici sulla trama

Oltre a quello che ho già detto, parlando dei personaggi, mi sembra doveroso menzionare almeno un altro paio di fatti omessi nel film. Il primo è sicuramente la morte di tutti e quattro i cardinali. Già, nel romanzo nessuno dei cardinali sopravvive alla notte. Muoiono tutti, nello stesso modo rappresentato su schermo. E quindi il cardinale Baggia, quello che nel film diventa Papa, annega nella Fontana dei Quattro Fiumi.

Il secondo mi ha stupita. Nel romanzo… Robert decolla con Carlo, quando il camerlengo prende con sé l’antimateria. E già in quell’occasione il lettore ha modo di rendersi conto che forse il prete è coinvolto in maniera più pesante nell’intricata trama tessuta da Giano, dal momento che Robert assiste basito alla fuga palesemente architettata del camerlengo, e riesce a salvarsi gettandosi dall’elicottero ad un’altezza vertiginosa con un telo di plastica. Viene trovato sulla riva del Tevere e portato al Fatebenefratelli, per poi ricomparire al Vaticano e smascherare Carlo.

Le tematiche

Sia il libro che il film presentano delle tematiche di fondo molto interessanti, e personalmente le ho amate tutte. È però un peccato che nel film non si sia affrontato il rapporto padre-figlio. E il rapporto scienza-fede avrebbe avuto tutto un altro senso, se collegato a questo. Cosa intendo?

Religione vs Scienza: due modi di credere

È sicuramente il dualismo principale della trama, quello intorno a cui possiamo collegare tutti gli altri temi principali. Non è un argomento nuovo, anzi. Brown ha però saputo renderlo magistralmente, mostrando come, da entrambe le parti, ci sia una forte fede, seppure indirizzata verso lidi differenti, e una identica miscredenza nei confronti dell’avversaria. Ho individuato i “paladini” di questa crociata sempiterna in Carlo Ventresca e Maximilian Kohler: Carlo è un prete, un uomo di chiesa molto devoto e che nasconde, dietro i modi pacati e neutri, una lucida follia e un desiderio di proteggere Dio, a qualunque costo. In nome di Dio uccide suo padre, ovvero il Santo Padre. E scopre con orrore che sua madre Maria era una suora, prima di partorire lui. Maximilian, d’altro canto, è stato cresciuto da genitori fortemente credenti. Credenti a tal punto, che decidono di non autorizzare il medico a somministrargli un farmaco che avrebbe potuto guarirlo e risparmiargli una vita da disabile. E questo lo ha portato a odiare Dio e la Chiesa, in favore della dea Scienza. È inoltre lui a smascherare Carlo e a farlo confessare.

Vittima di questa guerra senza esclusione di colpi è Leonardo Vetra, fisico e sacerdote, che era riuscito a trovare Dio nella scienza. Un abominio, per Carlo; una rivincita, per Maximilian.

Il padre e il figlio

È la naturale prosecuzione del tema principale, la dicotomia padre/figlio. Leonardo/Vittoria, Carlo/Papa. È una linea narrativa molto importante e, a parer mio, interessante. Vittoria e Carlo sono due figli adottivi, esponenti della scissione scienza/fede. Ed entrambi sono orfani in lutto. Vittoria porta avanti tenacemente la sua piccola battaglia personale contro il sicario che ha ucciso suo padre, il suo salvatore, il suo maestro. E ci riesce, durante uno scontro che nel film non ha visto la luce, a Castel Sant’Angelo. Il rapporto con suo padre è una colonna portante del carattere della donna, che sente di dovere a lui praticamente tutto.

Dal lato opposto, Carlo è stato adottato da un vescovo, un uomo di Dio come Leonardo. Progressista come Leonardo, ma in maniera più sottile (forse per non attirarsi le inimicizie delle sfere ecclesiastiche?) coltiva in segreto un amore puro e platonico nei confronti di una suora, Maria, che accetta di portare in grembo il suo bambino. E, per non venire meno ai loro voti, affidano all’inseminazione artificiale il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire l’amore carnale. Custode di questo segreto è il Cardinale Mortati, che lo rivela a Carlo quando questi, ormai delirante, confessa ogni colpa. Il Santo Padre era un blasfemo, a suo dire, e doveva morire. Eppure, senza la fiducia che l’uomo riponeva nella scienza, Carlo non sarebbe mai venuto alla luce. E così, dilaniato dal senso di colpa per aver ucciso suo padre e dal disgusto nei confronti di se stesso, in quanto, letteralmente, concepito dalla scienza, Carlo sceglie di purificarsi nel fuoco, ergendosi a martire della Chiesa e, da un certo punto di vista, deciso ad eliminare a tutti i costi la prova lampante del fatto che scienza e fede possono coesistere.


“Dunque, la fede è un fatto casuale?”

“No, la fede è universale. Sono arbitrarie le interpretazioni specifiche che ne diamo. C’è chi prega Gesù, chi va alla Mecca, chi studia le particelle subatomiche. Ma in un modo o nell’altro siamo tutti in cerca della verità, di qualcosa che ci trascende.”

Autore: Francesca

Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù. Ma amo anche leggere e osservare. Insomma, mi piace scappare dal mondo reale per rifugiarmi in quelli immaginari.

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