Dracula vs. Dracula di Bram Stoker

Dracula (copertina)

Il primo film che ho deciso di andare a scomodare è Dracula di Bram Stoker, diretto da Francis Ford Coppola e, ovviamente, il classico da cui deriva, Dracula, dell’irlandese Bram Stoker. Personalmente ho amato il film e apprezzato il libro, anche se per motivi differenti.

Dracula

Il romanzo di Stoker, pubblicato nel 1897, risente principalmente di due cose: la razionalità e la precisione del matematico (Stoker era laureato proprio in matematica) e la cara amicizia di Henry Irving (attore teatrale molto famoso all’epoca) che diede i connotati al vampiro più conosciuto della letteratura mondiale. Connotati che, badate bene, non sono quelli che noi oggi associamo al Conte: pelle pallida e occhi penetranti? Certamente. Ma non c’è traccia, nelle pagine del romanzo, dei capelli neri lucidi o del mantello nero con il colletto rosso. Troviamo, piuttosto, capelli e baffi bianchi, che coprono la bocca e i lunghi canini, e un uomo non giovane e affascinante, ma anziano ed estremamente peloso.

Il romanzo è narrato in prima persona e in forma epistolare, raccogliendo il punto di vista dei vari personaggi, tranne quello del Conte, di cui il lettore non leggerà mai in maniera diretta i pensieri e le vere intenzioni. Un protagonista che non lo sembra affatto.

Per quanto riguarda gli altri personaggi si può tranquillamente affermare che i punti di vista predominanti sono quelli di Jonathan Harker e John Seward, seguiti subito dopo da quello di Mina. All’ultimo posto possiamo inserire le lettere di Lucy, la migliore amica di Mina e il memorandum del dottor Van Helsing.

L’ordine e il rigore in cui tutto è organizzato viene giustificato, alla fine del romanzo, in una nota che sugella la formazione di un unico documento da parte dei sopravvissuti, ottenuto accorpando appunto i vari diari, le lettere, i telegrammi e alcuni articoli di giornale.

La storia si articola nel corso di sei mesi (dal 3 maggio al 6 novembre): Jonathan Harker, apprendista avvocato, va in Transilvania per gestire una compravendita immobiliare. Lì viene ospitato dal compratore, Dracula, un conte, uomo molto gentile ma con qualcosa di strano. In poco tempo Jonathan scopre che Dracula è un mostro, e che nel castello abitano tre donne che sono come lui. Esse cercano di sedurlo per poi nutrirsi di lui, ma il Conte le scopre e le ferma: Jonathan gli serve, e sarà la sua preda, una volta terminate le trattative. Jonathan gli serve inoltre per apprendere il più possibile sull’Inghilterra. Una volta avuto ciò che vuole, il Conte parte, intrappolando Jonathan nel castello. Il ragazzo riesce a scappare e viene ricoverato in un convento per i traumi (fisici e psicologici) subiti.

Nel frattempo, in Inghilterra, Lucy Westenra viene corteggiata da molti uomini. Il suo cuore, però, appartiene ad Arthur Holmwood, con il quale si fidanza. Problemi di salute di Lord Godalming (il padre di Arthur) e della madre di Lucy ritardano però le nozze. La ragazza si reca quindi a Whitby, dove la madre vive, portando con sé Mina Murray, la fidanzata di Jonathan Harker: le due ragazze sono infatti intime amiche. Qualche giorno dopo il loro arrivo a Whitby una nave naufraga sulle coste del villaggio; allo stesso momento un lupo fugge dallo zoo. Dopo il naufragio e la fuga dell’animale, Lucy cambia. Inizia a soffrire di sonnambulismo e, dopo molti tentativi, riesce ad uscire in piena notte per poi svegliarsi su una panchina del cimitero di Whitby, prontamente raggiunta da Mina, che si era accorta della fuga della ragazza. Inoltre, ha sbalzi d’umore, diventa pallida e lamenta dolori alla gola. Ad un certo punto Mina è costretta a partire, perché ha scoperto di Jonathan. Lucy resta così da sola. Sempre più “malata” viene visitata da John Seward, uno dei suoi pretendenti e suo amico che, preoccupato per le sue condizioni, decide di chiedere l’aiuto di Abraham Van Helsing, il suo vecchio maestro. L’uomo arriva dall’Olanda e, dopo aver visitato Lucy, capisce che “male” l’affligge: un vampiro la sta tormentando. I due uomini però non riescono a curarla: la ragazza muore, spezzando il cuore di Arthur, di John e di tutti gli altri pretendenti.

Dopo la sua morte (insieme a quella di sua madre e a quella di Lord Godalming) Lucy diventa una vampira e inizia a rapire dei bambini, di cui si nutre. Quando Van Helsing capisce cosa sta accadendo la uccide, insieme a Seward e ad Arthur.

Nel frattempo, Mina e Jonathan tornano in patria da marito e moglie. Jonathan è rimasto talmente traumatizzato dalla sua esperienza in Transilvania che ha rimosso dalla mente quello che ha vissuto, consegnando poi a Mina i suoi diari perché, appunto, lui non vuole ricordare. Mina legge i diari di Jonathan e scopre le terribili cose che ha dovuto subire. Successivamente, Mina e Jonathan entrano in contatto con Van Helsing e Seward e decidono di unire le forze per eliminare la minaccia di un vampiro in Inghilterra: il Conte. Mina, infatti, racconta loro cosa ha subito il marito. “Guidati” da Renfield, un paziente di Seward, il gruppo inizia la caccia. Essi riescono a trovare i vari immobili che il Conte ha comprato e distruggono le casse piene di terra che si è portato dietro. Il Conte, arrabbiato e messo all’angolo, si vendica: uccide Renfield (che si scopre essere un suo servo) e seduce Mina, costringendola ad uno scambio di sangue. In questo modo la ragazza inizia, pian piano, a diventare un vampiro. Vista la situazione, il gruppo insegue il Conte in Transilvania, dove sta andando a rifugiarsi, e lo uccidono. Van Helsing, inoltre, uccide le tre vampire del castello. Quincey Morris, il pretendente texano di Lucy che si era unito all’impresa per vendicare la ragazza, muore nella battaglia finale, a causa di un colpo di pistola sparato da un servo del Conte. Alla fine del romanzo apprendiamo che, dopo la conclusione della vicenda, Jonathan e Mina hanno avuto dei bambini e che John e Arthur si sono sposati con due belle ragazze.

Dracula di Bram Stoker

Iniziano adesso le note dolenti.

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Dracula di Bram Stoker arriva nelle sale nel 1992 grazie a Francis Ford Coppola (per intenderci, il regista de Il Padrino). Film suggestivo e dai tratti onirici, ridimensiona il romanzo di Stoker inserendo qualcosa che nel romanzo manca: una maggiore presenza di Dracula. Sì, perché il romanzo nonostante abbia il suo nome lo vede poco o nulla. Il vampiro vive quasi sullo sfondo, e da bravo antagonista si vede solo nelle parti in cui è necessario che compaia.

Nel film, invece, si riprende il posto da protagonista, non senza stravolgimenti della trama originale. Dal momento, infatti, che nel romanzo non viene mai davvero mostrata la vera natura del Conte, Coppola lo ha trasformato in un eroe romantico (dal momento che la vicenda è ambientata nel 1800): passionale, travolgente e fragile. Un uomo da sposare, ma con molti scheletri nell’armadio. Di certo gli viene regalato uno spessore tutto nuovo… Ma a spese degli altri personaggi, che vengono chi più chi meno modificati.

Jonathan Harker (Keanu Reeves) è, a mio parere, il personaggio che più è fedele alla sua controparte cartacea. Anzi, Reeves è stato talmente bravo nell’interpretarlo che la critica lo ha accusato di non averlo interpretato a dovere, perché il suo Jonathan risultava scarno e privo di umanità. Il fatto è che Jonathan è così, tale e quale a quello che vediamo su schermo.

Con John Seward (Richard E. Grant) già iniziamo a perdere colpi. Nel film, infatti, si chiama Jack (non so, qualche riferimento a Jack lo Squartatore?) e fa uso di droghe. Così, perché non ha niente di meglio da fare. Della razionalità caratteristica del suo personaggio cartaceo è rimasto poco e nulla.

Di Arthur Holmwood (quello che diventa Lord Godalming alla morte del padre) non dirò più di tanto, perché anche lui è praticamente identico a quello del libro, tranne che per il padre, di cui non si fa menzione nel film. Nemmeno di Quincey Morris dirò molto, perché resta comunque un personaggio abbastanza marginale, sacrificio finale per il bene comune.

Iniziamo a toccare le note dolenti con Lucy Westenra, la migliore amica di Mina nonché fidanzata di Arthur. Quella che vedete nel film non è Lucy. Tralasciando l’aspetto fisico, relativo in questo caso, il comportamento, il carattere di Lucy sono completamente stravolti. Passiamo da una ragazza a modo, gentile, pia e casta ad una che ne è il totale opposto. La Lucy cinematografica trasuda sensualità e civetteria, è ammirata e vuole esserlo, provoca gli uomini per divertimento. Non dico che sia sbagliato aggiungere un po’ di pepe ad un personaggio che magari è un po’ smorto, ma le qualità che compongono questa Lucy novecentesca compromettono la ragione per cui, nel romanzo, tutti gli altri personaggi finiscono per combattere il Conte. Anche nel film è lei la causa scatenante, ma non allo stesso livello. Nel libro era talmente buona da suscitare benevolenza in chiunque, era una sorta di dama cortese del 1300, mentre nel film ha i tratti di una succube.

E poi arriva Mina (Wynona Rider). La ragazza timorata di Dio, innamorata persa di Jonathan. Quella che non voleva che il fidanzato partisse per la Transilvania, e che è amorevole nei suoi confronti quando ritorna. Che è terrorizzata quando Dracula la condanna a diventare una vampira. Bene, anche in questo caso potete tranquillamente buttare via tutto quanto. Perché Mina fa parte del pezzo forte del film. Quello che ho amato di più ma che al contempo ho odiato: io la chiamo la sottotrama del “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”. In questo scenario Mina si trasforma, e diventa parte della tragicità che compone il personaggio di Dracula. La ragazza è infatti la reincarnazione di Elizabeth, l’amore perduto di Dracula, morta nel 1400 credendo morto il suo sposo. E Dracula, trovandola morta, maledice Dio per avergliela portata via, ricevendo come punizione dal Signore la condanna ad essere un vampiro. Quattro secoli dopo, scopre che Mina è praticamente la copia perfetta di Elizabeth, fa le valigie e si fionda a Londra per riprenderla con sé. E Mina, che è comunque fidanzata con Jonathan… Lei ci sta. E anche tanto! L’amore per Jonathan scompare del tutto alla vista di quel bel visetto che è Gary Old– Oh, scusate, Dracula – con il quale stringe un rapporto profondo e travolgente, consapevole (da un certo punto in poi) di chi egli sia davvero. Addirittura, lo implora di diventare una vampira, per vivere per sempre con lui (e lo fa da sposata). Ed è lei, alla fine, a donargli la morte liberatoria che lo spedisce sulla nuvoletta con la vera Elizabeth.

Poi c’è Abraham Van Helsing (Anthony Hopkins). Anche lui stravolto, ovviamente. Salutiamo con il fazzoletto l’intellettuale attempato e cauto del romanzo, quello che, un po’ per volta, arriva a capire chi è Dracula e come fermarlo. Accogliamo invece l’esperto di vampirismo che nel tempo libero fa il prestigiatore, e che si porta dietro un volumone solo su Dracula, a intendere che gli dà la caccia da anni. Ma dove? Ma cosa? Boh.

Dulcis in fundo, Drac. Il nostro amato vampirello, interpretato per l’occasione da Gary Oldman. Con un’anima, stavolta. E una pietra filosofale. E una crema solare protezione 50. Perché nel film ringiovanisce all’improvviso e va in giro di giorno, annullando, a tutti gli effetti, l’unico vantaggio tattico che il gruppetto ammazza-vampiri aveva contro di lui. E sì, la sua storia ti fa quasi dire: “Ma poverino, ma lui voleva solo stare con Elizabeth”. Ma è pur sempre l’antagonista, anche se combattuto e consapevole della condanna che si porta dietro. Un essere che non si fa problemi a sedurre Lucy per avere il sangue che gli serve, ma che è disposto ad asservirsi a Mina. Sembra quasi una cattiveria giustificata, la sua.

Più in generale, ho notato come i personaggi maschili sembrino tutti “incattiviti” in qualche modo. E i personaggi femminili diventano i veri antagonisti, quasi più di Dracula: metafora della dannazione, dei peccati capitali e della seduzione del male, nel film è assente la purezza che spingeva gli uomini ad agire in loro vece. Mina è totalmente assuefatta dal Conte, vuole stare con lui, eppure sposa Jonathan, per poi abbandonarlo per Dracula. Ed è palese che lei lo ami alla follia, lasciando lo spettatore con un punto interrogativo sul suo matrimonio con il giovane inglese.

Il film ci mostra un mondo corroso dal peccato, in cui nessuno è innocente, ma può redimersi nella morte. Renfield e Lucy sono, oltre a Dracula, degli ottimi esempi di questo, così come le tre spose del vampiro.

È assente il lieto fine del libro, in cui tutti sono “felici, contenti, e con famiglia”. Il finale del film è invece un riscatto spirituale del mostro cattivo, riabilitato all’amore, quello di Elizabeth e quello di Dio.

È la redenzione finale.

Non posso che ripetere quanto io abbia amato tanto il libro quanto il film, nonostante tutte le inesattezze che ho riscontrato. Se ho deciso di iniziare questo mio piccolo esperimento di confronto, però, proprio con questo prodotto, è per un semplice motivo: molto spesso, girando in rete, si trovano un sacco di citazioni inerenti a Dracula. E tra queste figura proprio quella che ho scelto come nome per la sottotrama aggiunta nel film. La cosa peggiore (e che mi ha fatto storcere il naso quando ho deciso di leggere il romanzo) è che non c’è. E nonostante questo viene attribuita a Stoker, posizionandola a forza nelle sue pagine.

Lo dirò, quindi, una buona volta: il libro è un’altra cosa.

Ma tutto sommato, va bene così.

Ci leggiamo il 15 marzo!

F.

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